Cosa sta succedendo negli Stati Uniti? 🇺🇸
- falcone200l
- 3 giu 2020
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 4 giu 2020
Nei primi giorni, la televisione italiana non stavaprestando molta attenzione ai disordini che stanno avvenendo nelle più grandi città statunitensi, tra cui New York, Los Angeles, Washington, Atlanta e Minneapolis, solo per citarne alcune. Alla televisione e agli italiani in generale pareva solo interessare quando riprenderà la Serie A, e a mettere “mi piace” a post di vip che esprimono la loro felicità per poter uscire nuovamente, dopo essere stati rinchiusi nelle loro ville. Un po' d’aria fresca, dato che si sentivano oppressi. Addirittura, soffocavano. Ebbene, qualcos’altro, decisamente più importante, sta soffocando proprio in questo momento. I diritti umani. Questa soppressione si è manifestata attraverso la brutale morte a cui è stato sottoposto George Floyd, lunedì 25 maggio. Per chi non lo sapesse, George Floyd, che alle televisioni italiane all’iniziopiaceva chiamare “l’Afroamericano”, è morto con il ginocchio di un poliziotto bianco, ben consapevole delle sue azioni, premuto sul collo. Nove minuti. Nove minuti per porre fine all’ennesimo essere umano innocente, nel nome del suprematismo bianco. George Floyd era disarmato, come dimostrano i video in rete. È stato ucciso, perché questo è stato un omicidio tutt’altro che accidentale, solo perché la sua pelle non era chiara, come molti prima di lui. Il poliziotto in questione, ed è bene che tutti conoscano il suo nome, si chiama Derek M. Chauvin. Con alle spalle altri episodi di abusi di potere e di omicidi, chissà perché tutti eseguiti contro persone nere, e non bianche in generale, Chauvin continuava a circolare. Quel giorno, si sentiva forse più insignificante del solito, perciò ha deciso di sfogare tutte le sue frustrazioni sul primo uomo di colore che gli è capitato a tiro, giusto per sentirsi onnipotente. Non ha avuto neppure il coraggio di farlo davanti a tutti, come d’altronde avrebbero fatto i suoi colleghi. Ha ucciso George Floyd semi nascosto da una macchina col fiero stemma della polizia dipinto, protetto da altri agenti. Gli stessi agenti che stavano continuando a proteggerlo, prima che venisse definitivamente accusato di omicidio di terzo, e poi di secondo grado, e prima di venire loro stessi incriminati, difesi dal Presidente Donald Trump. Eppure, questo è stato troppo. Migliaia di persone, indipendentemente dal colore della loro pelle, tra cui molti giovani, sono scesi in piazza a protestare. La rabbia per violenze impunite che vanno avanti da quando gli europei hanno messo piede sul Nuovo Continente, è sfociata in una centrale di polizia che bruciava. La polizia, un’istituzione che dovrebbe rappresentare un baluardo contro le ingiustizie, è invece sede di soprusi, in una nazione di cui ben 35 Stati federati su 50 legalizzano gli stupri attuati da dei poliziotti nei confronti dei carcerati. La situazione, naturalmente, non poteva che peggiorare. Per la prima volta, i social network si sono rivelati un vero pozzo di verità, e tutti, ovunque siano, possono vedere con i loro occhi ciò che sta succedendo tra i confini di una delle maggiori potenze mondiali. I manifestanti chiedono giustizia e diritti per tutti, a partire dai cittadini di un’etnia diversa da quella bianca. Perché diciamocelo, non esiste la grande e gloriosa razza americana rappresentata dai cowboy e dallo zio Sam. Lo Stato, tuttavia, non è riuscito a dare una risposta adeguata a queste richieste. Il presidente degli Stati Uniti, in concomitanza con l’inizio delle proteste, ha semplicemente aggiunto un nuovo tweet sul suo controverso profilo, che recita: “When the looting starts, the shooting starts”. Questa frase, semplicemente tra le più recenti di un pazzo, non ha fatto altro che far esplodere la situazione già precaria.
Ma nulla li ha potuti fermare, come già tante volte precedentemente. La polizia ha investito dei manifestanti che dimostravano pacificamente, arrestato e picchiato persone in mezzo alla strada, incurante di essere osservata da mezzo mondo, e si sono intensificate le violenze ingiustificate. Coloro che protestavano a Washington hanno raggiunto la Casa Bianca, circondata da truppe speciali. Le luci esterne della dimora si sono spente, per la prima volta, senza che il Presidente morisse. Lo stesso Presidente che si è dovuto rifugiare nel bunker della costruzione. E lunedì, sempre a Washington, è avvenuto un blackout provocato dalle autorità. I militari girano per strada con i silenziatori annessi ai loro fucili. La capitale degli Stati Uniti è stata, per qualche ora, senza copertura di rete, è stata volontariamente tagliata fuori dal mondo. A Los Angeles i mezzi militari girano liberamente per le strade. Buffo, dato che gli Stati Uniti sono sempre i primi a criticare a gran voce quei Paesi che tolgono la possibilità di usufruire della rete, che sopprimono violentemente le proteste, che sparano ai loro stessi cittadini. Gli Stati Uniti, che si sono sempre vantati della libertà d’espressione, ora stanno calpestando proprio quel diritto inalienabile del genere umano. Gli Stati Uniti, che hanno come Presidente un tycoon connesso inconfutabilmente all’imprenditore Jeffrey Epstein, predatore sessuale morto in carcere la scorsa estate, in circostanze fin troppo misteriose. Un presidente che rappresenta il vero sogno americano. E allora, qual è il sogno americano osannato da sempre? Semplice. Se sei un uomo bianco e relativamente ricco, puoi girare armato senza problemi, e i tuoi amici poliziotti ti daranno una pacca sulla spalla. Puoi uccidere, stuprare e fare stragi, ma le infinite Routes americane saranno sempre tue. Se sei una donna, bianca e non poi così tanto ricca, per raggiungere il successo devi scendere a patti con vermi privi di scrupolo, ma se giochi bene le tue carte, allora avrai qualche possibilità di raggiungere le stelle. Ma se non rientri in queste categorie, allora faresti meglio a tornare indietro, questa non è terra che fa per te. Il sogno americano è razzista, riservato ai bianchi. È questa la prima lezione che si impara. Il sogno americano ti schiaccia, se non ne fai parte. Gli Stati Uniti d’America, il fiero stato del Grand Canyon, del Monte Rushmore, di Malibu e del Big Sur, delle prime bombe atomiche, dell’Empire State Building, della Trump Tower e della gloriosa aquila a cui nulla sfugge è solo una patria di illusioni e una tomba di sogni.
Viviamo, noi esseri umani del ventunesimo secolo, in un mondo lacerato. Le generazioni passate speravano che il nuovo millennio portasse pace e speranza. Eppure, già nei primi anni le potenze maggiori combattevano contro i loro stessi sbagli. La scienza ha compiuto passi enormi, ma a quale prezzo? Contare sarebbe inutile. Il numero di vittime, di guerra o meno, non fa che aumentare. Viviamo in un mondo capovolto, dove le autorità, coloro che dovrebbero proteggerci, non vedono l’ora di utilizzare il manganello, per sentirsi appagati, dove la democrazia non esiste più e a vincere sono i peggiori mostri che la razza umana abbia mai prodotto. In questo anno, iniziato con la pandemia, gli hacker di Anonymousstanno facendo la cosa giusta. Dove siamo finiti? Criminali che invece sono dalla parte della popolazione, unendosi in un fronte comune. Anonymous ha promesso che scoverà tutti le colpe di cui si sono macchiati i politici, gli imprenditori e i ricchi, i veri criminali. Anonymous ha hackerato il sito della centrale di Minneapolis, città da cui sono partiti gli scontri, per ritardare le operazioni e permettere alla gente di protestare, come è loro giusto diritto.
Nessuno sa come andranno a finire, se finiranno, questi scontri. Scontri perché da manifestazioni pacifiche, la gente, vedendosi arrivare contro poliziotti armati fino ai denti non ha avuto altra scelta se non quella di reagire. C’è un fatto particolare sulla gente: non sono solo quelli che si assembrano inutilmente perché non possono andare in spiaggia. Quando la gente è unita da un ideale comune, forma un fronte compatto, in sé sia difesa sia attacco, se necessario. Se attraversati dagli stessi sentimenti, in sé la forza di coloro che hanno marciato prima di loro, anche tutti i proiettili al mondo non saranno in grado di fermarli. Questo è il vero progresso, non la corsa a conquistare l’universo, o a sfruttare le ultime risorse della terra. Il progresso non è nient’altro che il genere umano che marcia spedito, spalla contro spalla, senza badare a etnia, religione, sesso e orientamento sessuale, verso i propri diritti, con la consapevolezza di stare lottando per un mondo migliore, con la speranza che in futuro i cieli, i mari e la terra saranno liberi da mezzi militari, che non ci sarà più l’odio che da sempre ci accompagna, e che l’utopia che tutti noi cittadini di domani stiamo aspettando possa finalmente rivelarsi.
Concludo definitivamente inserendo alcune parti del celebre discorso del mitico Charlie Chaplin tratta dal film “Il Grande Dittatore”, di ormai ottant’anni fa: “ […] Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell'odio, condotti a passo d'oca verso le cose più abiette. […] La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale. L'unione dell'umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l'avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. […] Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. […] Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. […] Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. […] Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!”
再见👋!
Laura Dubois













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